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[Messiniano]
In
seguito alla chiusura dello stretto di Gibilterra, che impedì
la comunicazione tra il Mediterraneo e gli oceani, ed a causa
di un'intensa evaporazione che abbassò il livello marino,
durante il Messiniano il nostro territorio era diventato un
ambiente lagunare raramente comunicante con il mare. Le acque
di questo bacino presentavano una salinità così elevata da
determinare la precipitazione di quel gesso che fino a pochi
anni fa veniva estratto in numerose cave della Sinistra Tanaro,
da S. Vittoria a Govone. La salinità delle acque favorì anche
i processi di fossilizzazione per cui nelle marne messiniane,
che accompagnano i banchi di gesso, si trovano numerosissimi,
e spesso perfettamente conservati, fossili di varia natura.
In questa vetrina il Messiniano è rappresentato da cristalli
di gesso e da alcuni esemplari
di foglie. Queste ci testimoniano di una flora
molto ricca e varia, studiata in passato da Peola 1889, 1901,
comprendente ancora forme
tipiche di regioni calde ma nella quale cominciano
a farsi strada altre
entità che, essendo proprie dei climi più freschi,
preannunciano quelle trasformazioni che porteranno al Pliocene
ed al Quaternario. Oltre al significato paleoecologico, queste
testimonianze fossili sono notevoli per i minuti dettagli
della loro conservazione. Non solo si sono impresse sulle
lastre di marna le più esili nervature fogliari ed i particolari
di certi frutti, ma persino le delicate corolle di alcuni
fiori sono riuscite a stampare la loro impronta.
Della ricca fauna Messiniana conservata nel Museo sono esposti
solo i reperti più significativi. Essi provengono dai notissimi
giacimenti di Cherasco, S. Vittoria, Monticello, Scaparoni,
Guarene, Castagnito e Costigliole d'Asti e sono stati oggetto
di numerosi e approfonditi studi. Notevole è l'ottima fossilizzazione
di alcuni
pesci. Come si conviene ad ambienti paludosi, tra
gli insetti dominano le Libellule, rappresentate non solo
dalle larve già note agli studiosi del passato, ma anche da
adulti, alcuni dei quali perfettamente conservati, come ad
esempio il campione che è servito da tipo per la descrizione
della nuova specie Oryctodiplax. Molte tra le specie faunistiche
del Messiniano albese sono tuttora indeterminate ed alcune
di queste sono certamente nuove per la scienza.
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