| I più antichi
reperti che attestano l'attività dell'uomo nell'Albese
si datano al Neolitico antico (6.000-5.250 a.C.) e sono
riferibili a piccole comunità che popolavano le foreste
lungo la valle del Cherasca, disboscando ampi spazi
per creare radure per la costruzione delle capanne,
per il pascolo del bestiame e per la coltivazione di
cereali, oltre che per l'approvvigionamento di legname.
Si tratta di oggetti relativi alla manifattura della
ceramica, alla levigatura della pietra
verde, ed alla specializzazione nella lavorazione
degli strumenti in selce scheggiata.
Il passaggio tra il Neolitico e l'età del Rame è contrassegnato
dalla comparsa di sepolture collettive che un insieme
di caratteristiche permette di definire come tombe-ossario,
con funzione di santuario in cui erano venerate le spoglie
degli antenati e di persone di rango particolare.
A testimonianza di questo periodo è stata ricostruita
in Museo una tomba
multipla |
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monumentale e sono stati
esposti reperti provenienti da questo e da altri sepolcri.
Per quanto riguarda la medio-tarda età del Bronzo la
documentazione archeologica permette di ipotizzare la
presenza di un abitato di medie dimensioni a carattere
sparso, basato su forme economiche semplici (agricoltura
e allevamento) e sugli scambi.
Attività artigianali a carattere domestico,
quali la lavorazione dell'argilla per la produzione
del vasellame in ceramica, la filatura di fibre vegetali
e della lana, la fusione del bronzo e la lavorazione
del legno si svolgevano all'interno dell'abitato.
Durante l'età Ferro è testimoniata, anche se attraverso
un numero piuttosto esiguo di reperti, la continuità
insediativa di Alba, che rappresenta la propaggine nord-orientale
del territorio dei Liguri Bagienni, il cui villaggio
si arrocca in una delle valli circostanti, ancora da
individuare, in seguito alle infiltrazioni dei Celti.
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