Presentati i dati emersi dagli Stati Generali del Sociale

alba

“La forza del senso di comunità” con le parole del vescovo di Pinerolo monsignor Derio Olivero e del fondatore dell'associazione Slow Food Carlo Petrini ha chiuso gli “Stati Generali del Sociale”, il processo di pianificazione sociale partecipata realizzata dal Consorzio Socio Assistenziale Alba Langhe e Roero, su indicazione del Comune di Alba, con la collaborazione dei Comitati di Quartiere e con il contributo dei soggetti pubblici territoriali, degli attori del terzo settore e dei cittadini.

Mercoledì 27 marzo nella sala “Marianna Torta Morolin” del Teatro Sociale “G. Busca” di Alba, ad introdurre l’incontro è stato il sindaco di Alba Maurizio Marello. «E’ stato un progetto con la gente e tra la gente – ha spiegato Maurizio Marello Insieme al Consorzio abbiamo deciso di avviare questo percorso. Nel 2016 abbiamo pubblicato il nuovo Piano regolatore della città. Da lì sono partite programmazioni importanti dal punto di vista urbanistico. Allora abbiamo pensato che si poteva fare programmazione anche sul sociale. Con la grande crisi degli ultimi anni ci siamo trovati a lottare con nuovi bisogni e sempre meno risorse. Abbiamo vissuto nell’emergenza per anni senza fortunatamente ridurre i servizi alle persone aumentandoli e cercando di andare incontro ai nuovi bisogni che emergevano. Bisognava soffermarsi sulle esigenze della comunità albese. Di qui è nata l’idea degli Stati generali del Sociale. Un percorso partendo dalle riunioni nei quartieri ed affrontando diverse tematiche: dai giovani, ai minori, agli anziani, alla disabilità, alla sicurezza, per arrivare alla stesura di un documento che approveremo nelle prossime settimane e lasceremo come un Piano regolatore del sociale che guiderà la nuova amministrazione, sulla base dei percorsi tracciati ascoltando la gente».

A spiegare i dettagli del percorso degli Stati Generali del Sociale è stato Marco Bertoluzzo, direttore del Consorzio Socio Assistenziale Alba Langhe e Roero.

«Il progetto - ha spiegato Marco Bertoluzzo è partito a fine 2017 e ha visto, da subito, gli uffici comunali della Ripartizione Socio Educativa e Culturale, guidati dall’assessore alle politiche sociali Elena Di Liddo, insieme a quelli del Consorzio Socio Assistenziale lavorare in sinergia per la realizzazione di questo importante progetto. Nella prima fase per l’individuazione delle tematiche prioritarie sono state fatte 6 assemblee pubbliche in altrettanti quartieri. Presenti 271 cittadini. Dai cittadini sono arrivate 1.751 indicazioni che hanno permesso di definire linee d’intervento e priorità d’azione per ogni tematica, confluendo in 4 tavoli di approfondimento dedicati a giovani, disabilità, anziani, sicurezza e convivenza urbana».

Durante il confronto con i cittadini sono emersi numerosi spunti di riflessione. Innanzitutto che solitudine e isolamento non sono collegati. Il senso di solitudine nelle persone non dipende dal luogo in cui vivono. I luoghi urbani non frequentati, fanno paura. I legami tra le persone sono frammentati. Le relazioni tra condomini sono scarse perché stanno aumentando i cosiddetti quartieri dormitorio. Le persone attribuiscono importanza alla presenza di strutture di aggregazione dove trovi spazio la vita di comunità. Gli abitanti fuori dal centro cittadino si sentono ai margini della vita della città, con poche opportunità e con difficoltà negli spostamenti. In alcune zone della città le persone si sentono di vivere come ospiti di un quartiere di cui si sentono espropriati, come nel caso dell’ “occupazione” del centro da parte dei turisti e della realizzazione di attività solo a questi rivolte. Da molte zone della città emerge il bisogno e la voglia dei cittadini di prendere parte in maniera propositiva al processo decisionale che interessa la vita del loro quartiere e della città.

Contestualmente, numerose sono state le proposte per cambiare le cose nei diversi ambiti.

«Mi congratulo per il lavoro fatto e per il metodo – ha detto il fondatore dell'associazione Slow Food Carlo Petrini - ascolto, condivisione e dialogo significano andare verso l’altro. Oggi il problema di questo paese è il dialogo. Gli ultimi 50 anni segnano un cambiamento epocale per la storia dell’umanità. La popolazione è cresciuta esponenzialmente. Siamo entrati pienamente nell’era digitale. Abbiamo bisogno del cortile, dell’affettività. Nella condivisione e nella comunità abbiamo lo strumento di cambiamento. L’organizzazione di tipo militare nelle aziende non regge più. Bisogna rimettere al centro, condivisione, gentilezza, empatia».

Anche per il vescovo di Pinerolo monsignor Derio Olivero, «la relazione è fondamentale. L’essere accolti è essenziale. Essere comunità vuol dire riconoscere l’insieme di me e di noi. Gli altri sono ciò che ci protegge anche se oggi la relazione è considerata come qualcosa di impegnativo. Bisognerebbe imparare a presiedere lasciando spazio. Bisogna creare spazio dove si può dire la propria, ma anche assumersi le proprie responsabilità».