Presentata ad Alba la relazione dell'Ires Piemonte

Convegno Ires 2017 GDivino 3

Lunedì 13 novembre, la Città di Alba ha ospitato il convegno “Guardare oltre il presente. Fra ripresa globale e opportunità locali”, un evento voluto dall’Amministrazione comunale per la presentazione della relazione annuale socio economica dell'Ires Piemonte, con un focus particolare sul cuneese.
Ad aprire gli interventi nella sala conferenze di Palazzo Banca d’Alba in via Cavour, 4 è stato il Consigliere comunale di Alba William Revello, a chiuderli il Sindaco della stessa città Maurizio Marello.

«I dati – ha spiegato il Consigliere William Revello - rappresentano la base per un'analisi scientifica del contingente dalla quale sviluppare visioni prospettiche, per progettare politiche pubbliche e per valutare la loro efficacia. Credo che ad Alba, come in tutto il territorio nazionale, abbiamo un bisogno profondo di sviluppare tali analisi. Siamo bravi, lo sappiamo, sovente ce lo rammentano anche coloro che vengono a visitare i nostri territori e le nostre aziende ma necessitiamo del continuo ricorso ai dati: per conoscere e restituire conoscenza, per non essere autoreferenziali, per valutare l’impatto delle nostre azioni e per esprimere giudizi empiricamente fondati quale base delle future programmazioni. Mi piacerebbe che si desse vita a un appuntamento annuale per la presentazione in città della relazione annuale dell'IRES».

Prima Luca Angelantoni, Vice Presidente Ires Piemonte ha spiegato: «Ires fa questa attività per il Piemonte dal 1958. Abbiamo sempre cercato di portare le nostre ricerche sul territorio, proprio perché siamo un istituto di ricerca regionale. Essere qui è un segno distintivo della missione del nostro istituto che vogliamo continuare a perseguire».

Ad entrare nei dettagli della ricerca è stato Marco Sisti. Secondo il direttore dell’Ires rispetto al 2015, nel 2016 continua la crescita dell’economia piemontese, cresce la produzione industriale, i consumi e soprattutto gli investimenti. Diminuiscono le esportazioni. Diminuisce di un punto il tasso di disoccupazione complessiva e due punti in meno il tasso relativo alla disoccupazione giovanile. Nonostante ciò, l’occupazione in Piemonte è ferma al +0,7%, contro l’1,4% registrato nel resto del Settentrione.
Inoltre, nel biennio 2006/2007 il PIL pro capite del Piemonte, superava in media i 31.000 euro. Oggi torniamo a registrare un trend positivo che dura da due anni consecutivi, ma siamo ancora sotto i 28.000 euro.
Per quanto riguarda dal disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni, nel 2016 è del 36%, nel 2006 era del 15,7%.
C’è anche una trasformazione demografica. Nel 2016 le persone piemontesi oltre i 65 anni erano il 24,8%, nel 2006 il 21,3%. Questo mentre si registra un calo demografico più intenso rispetto a quello del centro nord. I giovani piemontesi sono sempre meno e più scolarizzati. Nonostante ciò, il problema della disoccupazione giovanile resta grave. Anche il clima è cambiato. In Piemonte fa più caldo. Rispetto al 1958, ci sono 5 gradi in più.
Per il ricercatore Luciano Abburrà, in Piemonte e nel cuneese, i giovani sono molto diminuiti e restano pochi nonostante il contributo degli stranieri. Il contributo migratorio anche se rilevante, ha portato la popolazione a stabilizzarsi sui livelli minimi della nostra storia. Cuneo è al 14,8%. Popolazione lavorativa è più matura rispetto ad altri paesi europei. I giovani si presentano sul mercato del lavoro sempre più istruiti. 82,7% dei giovani piemontesi ha un diploma d’istruzione superiore raggiungendo livelli europei. Cuneo ha superato la media piemontese invertendo la rotta rispetto al passato. Eppure i giovani meno numerosi e più scolarizzati hanno più difficoltà a trovare lavoro.
Secondo il ricercatore Luciano Abburrà, per renderci più simili al paese più manifatturiero d’Europa, che ha la più bassa disoccupazione giovanile, «bisogna espandere i servizi alle persone, mentre per recuperare una parte dello svantaggio rispetto alle altre regioni del Nord, servirebbero cambiamenti nella composizione tradizionale della nostra struttura economica, per renderla più capace di valorizzare le risorse giovanili più scolarizzate, trasformandole da problema per l’occupazione a vettore dell’innovazione».

Di agroalimentare ha parlato Stefano Aimone. Per il ricercatore Ires, l’agricoltura delle materie prime di base ha problemi. Le crisi più recenti riguardano cereali, latte ed ora il riso che ha prezzi molti bassi. Gli interventi europei sono lenti e poco adeguati. Ci sono segnali positivi dall’agricoltura qualificata. Oltre a ciò, il clima cambia. Il 2017 caso lampante. In alcune zone del Piemonte si rischia la desertificazione. Bisogna ridurre le emissioni di gas, affrontare nuove fitopatie, gestire meglio l’acqua, modificare le scelte colturali, prevenire danni da eventi meteo più intensi. Premiati dal mercato i prodotti del proprio territorio. La provincia di Cuneo ha un forte cuore agricolo. Da qui parte il 78% della frutta. Il turismo rurale enogastronomico è in costante crescita: dal 2010 al 2016 nell’ATL Langhe Roero presenze + 31%, arrivi + 38%. In provincia di Cuneo diversificazione nelle aree agricole. Area frutticola del saluzzese con alcuni problemi sulla frutta, mentre in Langhe e Roero situazione florida, anche se si presentano i problemi del successo (mercati speculativi, affollamento, mantenimento Unesco…). Inoltre, c’è attenzione al cambiamento climatico. La zona è definita un laboratorio di innovazione: qui è nata e cresciuta una nuova catena del valore. Il paesaggio asset economico. L’economia della terra si fonda su un’agricoltura multifunzionale. Esempio il fenomeno glocal. Questa economia ha generato turismo rurale con l’aumento di un’offerta turistica molto diffusa.

Poi il ricercatore dell’Ires Maurizio Maggi ha parlato del progetto “Antenne” atto ad indagare il perché alcuni territori sono più prosperi di altri, con un’analisi anche sulla Città di Alba. Per il ricercatore è forse l‘area più forte con 5 delle 24 più importanti imprese per fatturato e per l’internazionalizzazione; nel 2014 Alba aveva il tasso di disoccupazione tra i più bassi d’Italia; secondo la ricerca della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo “Granda e smart”, la capitale delle Langhe ha la smartness più elevata (83,8) tra le sette sorelle della provincia; anche sul fronte trasporti qualcosa si muove. È stato recentemente siglato un accordo per la riattivazione della linea ferroviaria Alba Castagnole, tra la Regione, Rfi ed i comuni interessati. Alba è inoltre attenta ai cambiamenti climatici. Il Comune in collaborazione con Egea ha predisposto il Paes, piano di azione per l’energia sostenibile mettendo in atto azioni dirette al risparmio dei consumi energetici comunali e sull’illuminazione pubblica. La città partecipa anche al progetto “Ampelion” denominato anche “Cittadella del vino” che costituisce un polo enologico pubblico – privato con l’obiettivo di coniugare le esigenze delle aziende vitivinicole locali con il mondo della ricerca e della didattica.
Per quanto riguarda il quadro d’insieme provinciale, secondo Maggi, il DUP (Documento Unico di Programmazione) dei principali comuni della provincia di Cuneo ma anche e gli scenari del Comune di Cuneo al 2030 mettono in evidenza molti tratti comuni come le opportunità di sviluppo per turismo e cultura o la necessità di investimento sui centri urbani, mentre in parallelo rimane il punto debole sui trasporti fra le sub-aree della provincia. Per Maggi, «Molti di questi scenari locali sono realistici e si possono realizzare solo se visti in un quadro più ampio, dove ognuno tiene conto di ciò che fa o intende fare il vicino. Quello che sembra mancare è una visione d’insieme».

All’evento Elena Bottasso responsabile Centro Studi e ricercatrice della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo ha presentato il progetto “Scenari per Cuneo al 2030. Analisi con Prometei. Le grandi tendenze: il modello Cuneo può essere ancora preso in considerazione?”.

Mentre il direttore del Consorzio Socio Assistenziale Alba Langhe Roero Marco Bertoluzzo ha tracciato la crisi del sociale negli ultimi anni sul territorio: «In questi anni è emersa la fascia degli incollocabili - ha spiegato Marco Bertoluzzo - uomini soli, donne sole con famiglie a carico. Se il sistema tiene, per loro significa sopravvivenza. La regione ci ha dato degli strumenti come il pass per l’inserimento lavorativo di questa categoria di persone. Sugli incollocabili si sta prevedendo un minimo reddito mensile. Oltre a ciò, ci sono i figli delle famiglie in difficoltà. In questo caso è fondamentale l’occupazione giovanile come volano per tutta la famiglia anche se a tempo determinato. La fascia che ha patito di più è quella grigia per persone che hanno perso il lavoro improvvisamente. I servizi sociali non sono in grado di aiutare in questi casi le somme per il sostegno sono troppo basse. In questi casi, sono importati i tirocini per il reinserimento lavorativo. Le altre due grosse questioni sono l’emergenza abitativa con gli sfratti ed il problema dell’indebitamento. Su quest’ultimo abbiamo avviato un corso per la gestione finanziaria del denaro dedicato a chi non riesce a gestire le proprie risorse».

«Il quadro che ci avete fatto sottolinea che c’è bisogno di politica come non mai – ha dichiarato il Sindaco Maurizio Marello chiudendo l’incontro – Mentre oggi si sta teorizzando che della politica si può fare a meno, che si può stare senza governo senza problemi di Pil. Il problema è governare dei processi decisivi per il futuro delle nostre generazioni. Serve una politica che non guardi solo alle prossime elezioni ma al futuro delle prossime generazioni. Il calo demografico da un lato ed i cambiamenti climatici dall’altro avranno degli effetti enormi. Serve una politica che affronti i temi della sanità e dell’assistenza pensando ad un domani in cui pochi giovani dovranno farsi carico di molte persone che invecchiano e devono invecchiare bene. Quindi, ci sono dinamiche dello stato sociale da cambiare, da adesso, altrimenti il sistema non regge. È necessario rimettere la politica al centro della nostra agenda».

All’incontro è intervenuto anche il presidente di Banca d’Alba Tino Cornaglia che ha parlato delle azioni dell’istituto di credito cooperativo durante gli anni di crisi.

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