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TEATRO SOCIALE "GIORGIO BUSCA" Piazza Vittorio Veneto 3, Alba (Cn) |
| COME RAGGIUNGERE IL TEATRO SOCIALE "GIORGIO BUSCA" |
DA TORINO Torino-Savona (A6), uscita Marene-Cherasco. Proseguire per Ceresole d'Alba, Sommariva Perno, Alba. Oppure Statale 29 in direzione di Santena , Poirino, Montà, Canale, Alba. DA MILANO Autostrada A 26 e nei pressi di Tortona innesto sulla A 21 Torino-Piacenza, uscita Asti-est. DA GENOVA Autostrada A 26 e nei pressi di Alessandria innesto sulla A 21. DA ASTI Autostrada uscita Asti-est. Imboccare la Statale 231, seguire per Alba. DA CUNEO Percorrere la statale 231, seguire per Fossano. A Roreto di Cherasco svoltare a destra per Pollenzo-Alba. |
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| ARRIVATI
AD ALBA Seguire le indicazioni per il Centro Storico, Piazza Risorgimento (Piazza del Duomo), proseguire sulla destra della cattedrale, svoltare alla prima deviazione a destra seguendo l'indicazione Teatro Sociale "G. Busca". Davanti al Teatro c'è possibilità di parcheggio. www.viamichelin.com |
| SCHEDA TECNICA DEL TEATRO SOCIALE "GIORGIO BUSCA" |
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| LA STORIA DEL TEATRO SOCIALE "GIORGIO BUSCA" |
| Teatro e borghesia tra sette e ottocento |
La
storia del teatro ad Alba segue le normali vicende economiche, sociali
e storiche che vedono in Italia -prima nei grandi poi, a macchia d'olio,
nei piccoli centri- l'emergere della borghesia quale soggetto di primo
piano. Ad un suo affermarsi sul piano economico corrisponde necessariamente il delinearsi di precise esigenze culturali che erano prima dominio esclusivo delle classi aristocratiche. L'etica diffusa del lavoro genera così, per converso, l'occasione/problema del tempo libero e, conseguentemente, in un'ottica puramente borghese, il tempo libero come affaire, ossia l'industria della cultura. Sintesi frettolosa, questa, necessariamente semplificata ma che serve a ben inquadrare le vicende della formazione di un tessuto teatrale pubblico ad Alba e nell'Albese. Se infatti nel 1720, anno della costituzione dell'Accademia Filarmonica con lo scopo di organizzare concerti per diffondere la cultura musicale, e ancora successivamente quando l'Accademia si dotò di un teatro - il "Teatro della città di Alba"- per poi venderlo al conte Giacomo Bonaventura Verri (1782) e quindi, alla morte di questo, al conte Ascanio Verri di Culberghe, Bergolo e della Bosia, il teatro è ancora, com'è facile intuire, affare di nobili (sia pur dotati di spirito imprenditoriale), con l'inizio del nuovo secolo, dopo la rivoluzione francese e l'arrivo di Napoleone, anche nella piccola Alba le cose cambiano. Nel 1801 i conti Verri della Bosia cedettero il teatro al sig. Giuseppe Conti e questo, il 23 dicembre 1802, lo vendette a Ferdinando Perucca, banchiere di sali e tabacchi che diede il nome definitivo al locale situato all'angolo tra le attuali vie Manzoni e SenatoreComo. |
La costruzione del Sociale |
Le
limitate dimensioni del teatro Perucca (26 palchi appena), parallelamente
ad una notevole ripresa economica a metà dell'800, spinsero in seguito
a costituire una società privata (della quale era piccolo azionista anche
il Comune) per la costruzione di un nuovo teatro più confacente alle
esigenze culturali di una cittadina che aveva raggiunto ormai gli oltre
8.000 abitanti (4 dicembre 1852). Viene individuato il sito (nei pressi
del San Domenico) e si affida il progetto all'architetto Giorgio Busca,
oltre che affermato professionista, consigliere e assessore comunale,
nonché presidente della Commissione comunale di Edilizia ed Ornato e,
in seguito, sindaco. Nel giugno del 1853 il progetto viene approvato
e in tempi brevi, nel novembre del 1855, ha luogo l'inaugurazione ufficiale
(il 3 novembre, per la precisione, con la messinscena de I Masnadieri
di Giuseppe Verdi). Il nuovo teatro, realizzato in stile neoclassico,
costituì - come scrive Micaela Viglino Davico - la definitiva affermazione
dell'architetto Busca ad Alba e in tutto il Cuneese. Nella descrizione
acclusa ai disegni, imprecisa in molte sue parti, del Teatro Sociale
si legge: E' del sistema Italiano con tre ordini di palchetti e loggione.
La sala teatrale è a ferro di cavallo a curva circolare di diametro m.
9,60 con boccascena larga m 8,50. La scena, compreso il proscenio, misura
la profondità di m. 9,50: il retroscena è largo m. 6,50 e profondo 2,50.
Sono annesse al retroscena le dipendenze della scena ed i locali per
gli artisti, con accessi proprii, scale di servizio-cortile-tettoie-magazzini
ecc.; alla sala teatrale sono annessi gli accessi per il pubblico-il
vestibolo d'ingresso sale di ridotto-caffé e locali di servizio generale.
I palchetti nel numero complessivo di 50 sono comodamente capaci di sei
persone ciascuno. La sala teatrale può contenere circa 400 spettatori,
300 ne può contenere il loggione e così il teatro è capace di 1000 spettatori.
La decorazione della sala teatrale e boccascena è di stile corinzio,
quella dell'atrio d'ingresso di stile toscano. L'edifizio importò la
spesa di L. 120.000.L'attività del teatro procedette a pieno ritmo con prosa, concerti, opere liriche, convegni e manifestazioni varie per tutto l'800 ed anche durante il periodo della Grande Guerra ma il tramonto delle antiche famiglie albesi finì per riflettersi anche sulla vita del teatro venendo a mancare, a poco a poco, quella manutenzione che, sola, ne poteva assicurare la completa funzionalità (il teatro - lo ricordiamo - restava privato e il Comune continuava ad averne soltanto una piccola quota: 4 palchi su un totale di 50). Una delle ultime manifestazioni che si ricordano fu, nel 1922, la collocazione solenne nell'atrio del Teatro, ad opera della comunità albese di Torino, di un bassorilievo dedicato a Marianna Torta Morolin, illustre attrice ottocentesca - famosa interprete goldoniana - che ad Alba nacque e che proprio sulle tavole del Sociale mosse i suoi primi passi nelle fila della locale filodrammatica. |
La chiusura del Teatro nel 1933 ed il suo passaggio a proprietà comunale |
Il
teatro rimase attivo fino al 1932 e venne chiuso definitivamente nel
1933 dopo essere stato dichiarato "pericoloso", non presentando più le
garanzie di sicurezza e stabilità prescritte per i locali di pubblico
spettacolo. Non potendo provvedere al restauro per il quale servivano
troppi soldi (L. 400.000 nel 1935), l'assemblea dei soci, nella seduta
del 9 novembre 1936, approvò all'unanimità la vendita del teatro al Comune
di Alba. I tempi per tutte le pratiche furono molto lunghi e solo il
9 dicembre 1958 tutto il complesso teatrale entrò a far parte del patrimonio
comunale. Da allora la storia del teatro si intreccia con quella dei
consigli comunali e dei vari tentativi fatti per restituire ad Alba il
suo teatro: dalla ricerca di un soggetto privato idoneo (individuato
nel 1962 nel prof. Claudio Mazzariol) cui dare in appalto il Teatro Sociale
all'istituzione (a seguito di un movimentato Consiglio Comunale del 14
novembre 1966 durante il quale l'idea prevalente fu quella di abbattere
l'edificio antico per costruirne un altro molto più capiente) di una
Commissione che valutasse l'intera questione. Al Consiglio Comunale del
14 marzo 1968, in sede di discussione del bilancio di previsione, l'abbattimento
del Sociale sembrava ormai cosa fatta ma la sollevazione della Famija
Albèisa fece intervenire la Soprintendenza che bloccò il tutto. La questione
rimase sospesa fino al 1975 quando l'amministrazione comunale presieduta
dal sindaco Gian Giacomo Toppino diede incarico all'architetto Andrea
Bruno di Torino di redigere un progetto di recupero del fabbricato con
un'ipotesi strutturale. Il progetto di massima fu esaminato dal Consiglio
Comunale nella seduta del 31 agosto 1976: con la spesa di 800 milioni
si prevedevano 4 lotti di lavori per portare la sala a circa 500 posti,
la totale ricostruzione della torre scenica e del palco, la realizzazione
di 2 nuove sale per conferenze, congressi, concerti o esposizioni. Il
progetto, dopo un lungo dibattito tra chi ancora caldeggiava l'abbattimento
e coloro che, invece, sostenevano il recupero, fu infine approvato con
18 voti favorevoli, 5 astenuti e 4 contrari, ma l'inflazione e la lievitazione
dei prezzi impedirono la realizzazione del progetto. |
Il Consiglio comunale affida l'incarico di ristrutturare il Teatro |
Nel 1984 il Consiglio Comunale presieduto dal sindaco
Tomaso Zanoletti riprese in mano la "questione Teatro Sociale" e l'incarico
di progettare una soluzione per l'antico edificio fu affidato l'11 giugno
1984 agli architetti Ugo Dellapiana, Pier Massimo Stanchi, Guido
Caminiti (Dirigente della Ripartizione Urbanistica del Comune) e all'ing.
Giuseppe Gobino. E' la volta buona, da questo momento la cronologia può essere
indicata in modo serrato:
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Il Nuovo Teatro |
| Da subito, pur apprezzando le intrinseche qualità architettoniche dell'edificio, l'idea di un recupero tout court del teatro non apparve praticabile perché si sarebbero ottenuti, nella sala, soltanto 300 posti con buone caratteristiche di visibilità e di sicurezza. Troppo pochi per una città di 30.000 abitanti e con un hinterland di circa 120.000. Senza contare che, viste le pessime condizioni sia statiche sia generali dell'edificio, si sarebbe dovuto comunque parlare più correttamente non già di restauro ma di "parziale rifacimento". Si è così trovata una soluzione originale - unica in Italia - che permette di risolvere allo stesso tempo sia il problema della capienza del complesso teatrale, sia quello del mantenimento della sala originale. Lo stesso palcoscenico, infatti, serve e si presta a due sale, quella antica, ottocentesca, recuperata integralmente e nelle sue forme originali, e quella nuova, costruita nella parte posteriore, opposta al medesimo palcoscenico e capace di circa 630 posti. L'introduzione di due sipari taglia-fuoco, posti ad isolare le sale dalla torre scenica (rifatta integralmente per renderla adatta alle attuali tecniche sceniche), permette di utilizzare ora una ora l'altra delle due sale, a seconda delle esigenze, oppure, in casi eccezionali, entrambe contemporaneamente, con il palcoscenico in posizione centrale. La costruzione della nuova sala ha comportato la necessaria risistemazione di tutto lo spazio tra l'abside di San Domenico e l'asilo determinando, attraverso un sistema di scalinate di sicurezza che potranno assolvere anche alla funzione di posti a sedere per il pubblico, la creazione di un nuovo e ulteriore spazio scenico, quasi un anfiteatro con a suggestivo sfondo l'abside del San Domenico, per rappresentazioni teatrali all'aperto. |
Il progetto |
| Riassumendo, i punti salienti del nuovo Teatro Sociale "G:
Busca" di Alba sono: a) il mantenimento urbanistico della struttura teatrale che rimane pienamente funzionante nel centro storico e nella medesima posizione individuata dal Busca più di 100 anni fa; b) il recupero integrale della sala originale ottocentesca con minime variazioni consistenti in una maggiore pendenza della platea per consentire la formazione delle uscite di sicurezza laterali. Il soffitto decorato, che mostrava in più punti aperture e cedimenti, è stato completamente ricostruito e rinforzato. Sono state conservate e restaurate le decorazioni sopravvissute, mentre là dove queste non si erano conservate si è voluto lasciare la traccia evidente della situazione del teatro quando è stata messa mano ai lavori: sono state così disegnate le travi della struttura e il cielo che tra queste faceva capolino e, in un angolo, anche un piccolo gufo con le ali aperte; c) il mantenimento degli accessi attuali: sia alla sala antica che a quella nuova si accede infatti dai medesimi ingressi già esistenti (su piazza Vittorio Veneto). In particolare, il percorso per arrivare alla sala nuova, è stato ricavato attraverso il passaggio che già esisteva tra il teatro antico e il Liceo classico, passaggio che è stato quindi inglobato alla struttura del nuovo teatro attraverso una copertura vetrata ottenendo anche, in questo modo, uno spazio adatto per l'intrattenimento del pubblico prima e nelle pause di spettacolo; d) la sala originale (250-300 posti) può essere utilizzata per spettacoli di dimensioni ridotte; e) la sala nuova, di pianta prossima alla circonferenza, è abilitata per 624 posti, distribuiti tra platea e galleria ed è dotata di una cabina regia-suono-luce (collocata immediatamente sotto la copertura del teatro); verso la sala nuova è stata anche ricavata la struttura del "golfo mistico" o fossa dell'orchestra. L’arredo della sala nuova prevede un digradare armonico di colori dal verde acqua delle poltrone delle prime file (ripreso dal sipario) fino al blu notte delle ultime, ultima traccia di quella "scatola nera" che fa del teatro il luogo mistico per eccellenza, con solo il palcoscenico illuminato e gli spettatori, immersi nel buio più assoluto, come rapiti da ciò che si muove e si agita sulla scena; f) l'edificio della nuova sala, progettato con la minore altezza possibile, si raccorda, grazie alle scalinate che potranno essere usate per spettacoli all'aperto, con lo spazio urbano ridisegnato nell'area degli ex-giardini pubblici e viene ad interagire con gli edifici storici già esistenti: il San Domenico, il Liceo classico, l'Asilo; g) un sistema di scale e gradinate consente di "percorrere" integralmente il complesso teatrale dall'esterno, raggiungendo alcuni punti rilevanti, quali la copertura della sala nuova e quella della torre di scena, per offrire nuovi punti di vista dall'alto della città storica e delle colline che racchiudono la conca albese. |
| Gli scavi romani |
| Nel corso dei lavori, nella parte della sala nuova sono venuti alla luce un ampio tratto di selciato di strada romana risalente al I-II secolo d. C. e un'ampia porzione di tessuto edilizio con tratti di pavimenti lastricati e parti di intonaci decorati ancora perfettamente conservati. Gran parte dei ritrovamenti sono stati asportati dalla Soprintendenza archeologica (ed ora le parti più significative saranno esposte nel rinnovato Museo Civico), mentre per quanto riguarda la strada romana essa è stata mantenuta in vista, protetta da una vetrata, accanto alla sala nuova. |