Mercoledì 3 febbraio 2010, ore 21

 

NEL

 

di e con Alessandro Bergonzoni

regia di Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi

scene di Alessandro Bergonzoni

PROGETTI DADAUMPA

 

Un’ideale corda tesa a delimitare gli spazi del monologo da quelli del soliloquio. Un attore-attore che si muove nella ricerca di una precisione contemporaneamente complessa e comicamente dissonante. Uno spazio per sottolineare la reale linea d’ombra di Alessandro Bergonzoni, mai come stavolta, sotto i vostri occhi e per i vostri cervelli.

Riccardo Rodolfi

 

Marco, il Territorio

NEL (fare) NEL (mentre) NEL (posto) NEL (momento) NEL (contesto) NEL (pensato) NEL (dire) NEL (guardare):il dentresco una sorta di sorte, questo è il costrutto: costruire il distrutto. L’illimitata delimitazione (bergon-zone) il retroquadro di punti scardinati. NO (negazione del Nord), SU (la parte altra del Sud), ES (essere come abbreviazione di Est), OV’EST (dov’è).

Dove è tutto? Li mentre si è la (nella memoria fotografica).

Nell’energia enucleare perchè estrarre la forza chiusa costa.

Uno spettacolo sulla cauzione per sprigionare le forze. Aprimi cielo.

Alessandro Bergonzoni

 

Dice la stampa

«(…) C'è ormai qualcosa di totalmente astratto e misterioso nel teatro di Alessandro Bergonzoni. Già solo etichettare il personaggio è un'impresa che si presenta piuttosto ardua: lui recita, ma non è un attore. Lui fa ridere - e molto - ma mai nella vita verrebbe in mente di definirlo un comico. Come circoscrivere la natura dei suoi spettacoli: sono gli spericolati esercizi creativi di un funambolico artefice della parola? Sono i saggi di virtuosismo di un ardito campione del non-senso? Sono squarci di letteratura surrealista, o sono il frutto di una pura farneticazione visionaria, da usare come materiale di ricerca psichiatrica? E rispondere che sono un po' di tutto questo, ci fornisce qualche utile indicazione? (... ) Faccio un esempio ricavato dal suo ultimo spettacolo, che si intitola "Nel", preposizione articolata senza ulteriori precisazioni di tempo o di luogo (e già questo sembra un periglioso salto nel vuoto): potreste mai immaginare una categoria più refrattaria a qualunque genere di battute degli agenti di pubblica sicurezza che si occupano di perseguire battone e magnaccia? Ebbene, per Bergonzoni sono i poliziotti mangiatori di bikini, in quanto fanno parte della buon costume. E avreste mai supposto che sia ancora possibile ricavare dei motivi di divertimento da una figura di cui ha abusato ogni sorta di umoristi, come quella della suocera? Lui ipotizza che esistano suocere cannibali, essendoci di mezzo generi alimentari. E poi c'è chi ha sempre qualcosa in serbo per un croato, e c'è il figlio incestuoso che prima di accoppiarsi con la madre si chiede cosa accadrà in seguito, perché è affetto dal complesso di E dopo. C'è chi fa il presepe in cucina per mettere a bagno Maria, e chi sostiene che una frazione di Lodi sia una parte di complimenti vicino a Milano. C'è la donna superficiale che giura amore esterno e c'è la donna che si accontenta e si chiama appunto Eva be'. Ci sono i body guard rail e il salone della natica. E al cliente che ha ordinato un millesimo di secondo, il ristoratore non vuol portare neppure le posate. Ma se c'è una corsa di capelli, come si fa a capire chi è in testa? Ovviamente, non è solo questione di folgoranti calembour: qui, più ancora che in altri precedenti spettacoli, Bergonzoni cancella ogni residuo filo conduttore e si avventura in una dimensione di sproloquio che a tratti assume un andamento persino un po' inquietante... La vera essenza metafisica dell'arte di Bergonzoni trascende le applicazioni specifiche per toccare questioni assolute e universali: come funzionano i meccanismi in sé della logica? Cosa fa sì che un'argomentazione razionalmente costruita nasconda trappole micidiali, e che un discorso astruso possa invece apparire più o meno ingannevolmente convincente?». Renato Palazzi