Mercoledì 17 marzo 2010, ore 10

 

LA COMMEDIA DELL’AMORE

JACK E JILL

 

di Jane Martin

traduzione di Filippo Taricco

con Sara Bertelà, Jurij Ferrini

e Francesco Mina

scenografia di Paolo Baroni

luci di Cristian Zucaro

regia di Beppe Rosso

FONDAZIONE DEL TEATRO STABILE DI TORINO

ACTI TEATRI INDIPENDENTI - ASTI TEATRO 30

RESIDENZA MULTIDISCIPLINARE DI RIVOLI

 

Secondo incontro di Beppe Rosso e Filippo Taricco con l’autrice americana Jane Martin, Jack e Jill, scritto nel 1998, è un lavoro più intimo e sfumato, quasi un teatro da camera. Dopo il successo di Kelly and Du, incentrato sui temi dell’aborto e dell’autodeterminazione femminile, questa pièce mette al centro del dramma le difficoltà del rapporto di coppia nella famiglia moderna, ristretta e ossificata, celebrata dai politici del Family Day, profondamente in crisi e sul punto di esplodere.

Jack e Jill sono due quarantenni divorziati: in una rapida sequenza di quadri e con una schermaglia linguistica che non lascia respiro, si incontrano, si innamorano e cercano di vivere una relazione di coppia in modo consapevole e maturo per conquistare quel fantasma dell’amore che perseguita il mondo occidentale come un’oasi nel deserto degli ideali. La smania di affetto di Jack si scontra con le resistenze di Jill, risoluta a mantenere un’autonomia che il legame con l’uomo sembra limitare fortemente. Man mano che la pièce procede, i due protagonisti finiscono per apparire mostruosi agli occhi del pubblico e la fine della loro storia è accolta come un momento liberatorio e catartico.

 

Note di regia  

di Beppe Rosso

«Jack e Jill affronta il nodo della crisi della famiglia, in un momento storico dove, al suo evidente fallimento come perno inossidabile della società, si frappone un rigido scudo ideologico da più parti. La famiglia si scioglie in separazioni e divorzi lampo, una realtà che coinvolge tutta la struttura sociale: se nel teatro ottocentesco il triangolo d’amore era il cardine del dramma borghese, la nostra contemporaneità ha superato questa dimensione della crisi. Nella coppia, come sul palcoscenico, non ci sono minacce esterne: a discutere, ad agire, ci sono solo ossessivamente Jack e Jill, legati da un sentimento che non riescono a esprimere compiutamente. Il loro è un dialogo negato, un tentativo sempre più rabbioso di entrare in intimità, trattenuti dai propri fantasmi interiori e da una evoluzione dei ruoli che li allontana sempre di più, in bilico tra bisogno di amore e ambizioni individuali di carriera e libertà. I due protagonisti sono colti, intelligenti e si trovano a recitare la parte di chi in realtà non ha drammi, di chi vive desiderando una felicità che sconfina col vuoto nel tentativo di afferrare quel fantasma dell’amore divenuto un’oasi nel deserto degli ideali e motore dell’economia, desiderio di tutti e il più delle volte miraggio impossibile da raggiungere. La pièce assume toni grotteschi e paradossali dato che ognuno in qualche modo ha vissuto analoghi momenti di vuoto e di tragedia che visti a distanza risultano comici, se non addirittura ridicoli. Jane Martin descrive la frontiera del rapporto uomo-donna: Jack e Jill a volte rompono la commedia e interpellano direttamente il pubblico con monologhi e confessioni.

Nella realizzazione delle scene abbiamo scelto consapevolmente molti dei linguaggi che caratterizzano l’arte visiva del nostro tempo, costruendo una cornice in cui il movimento degli oggetti partecipa all’azione scenica. Come sempre nella scrittura della Martin è l’uso del tempo a rendere l’azione ancora più straniante: i tagli, la brevità delle battute, le scene che entrano una nell’altra senza soluzione di continuità impongono una velocità innaturale alla storia, per giungere ad un finale sospeso che apre alla possibilità di nuove visioni della coppia».