Martedì
ERODIADE
~ ERODIÀS
di
Giovanni Testori
uno
spettacolo di e con Iaia Forte e Sandro Lombardi
costumi
di Stefania Cempini, Marion D’Amburgo
luci
di Gianni Pollini
suono
di Antonio Lovato
COMPAGNIA
SANDRO LOMBARDI
Iaia
Forte e Sandro Lombardi si uniscono sul palcoscenico in un dittico
testoriano
dedicato alla figura di Erodiade, su cui più volte si era
cimentato lo
scrittore di Novate. Due testi paralleli e pur diversissimi, che hanno
in
comune la volontà di consegnare la parola alla
fisicità dell'interprete. Nati
separatamente, i due spettacoli
confluiscono adesso in
una unica messa in scena, più che giustificata
dall'argomento, dall'autore e
dall'affinità creatasi negli anni tra i due attori, che
hanno anche condiviso
con successo, nel 2007, I
giganti della montagna di Luigi
Pirandello.
Iaia
Forte affronta dunque l'Erodiade
(pubblicata da Testori
nel 1969 e originariamente scritta per Valentina Cortese) nella
riscrittura che
l’autore ne fece nel 1984, mentre Sandro Lombardi si cimenta
con l'Erodiàs
uscita, dopo la morte di Testori, nel 1994.
Note
allo spettacolo
A
colpire Giovanni Testori nella vicenda dell’uccisione di
Giovanni Battista, è
soprattutto la figura di Erodiade, madre di Salomé. Nella
scrittura di Testori,
è stata lei stessa a spingere la figlia Salomé
tra le braccia di Erode e a
chiederle la testa di Giovanni, colpevole di aver rifiutato il suo
amore.
Completamente
identificata nella sua passione impossibile, Erodiade sfida il Dio
carnale di
Giovanni e cerca la morte in scena. I motivi di fascino che hanno
spinto Iaia
Forte a mettere in scena Erodiade
sono racchiusi nel testo, che contiene già in sé
non solo la letteratura ma il
teatro stesso. La lingua di Testori, profondamente "materica", fatta
di odori e colori, misteriosa e musicale, ha bisogno di essere
interpretata non
soltanto attraverso la parola, ma anche attraverso il corpo, con
passione e
lucidità. Questa lingua ha inoltre il merito di disegnare un
personaggio
femminile complesso e a volte contraddittorio, potente e "virile",
innocente e corrotto al tempo stesso: un'occasione rara nel panorama
drammaturgico italiano.
Alla
fisicità prorompente di Iaia Forte e alla sua
capacità espressiva spetta ora il
compito di raccontare quello che Testori definisce un personaggio «a metà fra un Dio astratto e
quello
incarnato», in un continuo incontro-scontro con se
stesso, con il divino,
con l'amore e con il senso della vita stessa.
Per
quanto riguarda Sandro Lombardi, siamo in un teatrino di qualche
cittadina brianzola
tra i laghi e i monti, dove un attore, identificandosi con Erodiàs,
intona uno
strampalato canto funebre. L’antica concubina di Erode inizia
il suo lamento
rimproverando il Battista di esserle apparso, tra i fumi del
crepuscolo, troppo
bello e seducente, e rievocando di lui ogni attrattiva, muscoli e
randello
compresi. Al di là della sua natura di compianto funebre,
questo soliloquio è
anche un canto d’amore: appassionato, struggente e disperato.
Repentini scarti
d’umore spostano di continuo il clima scenico dai toni
altissimi della tragedia
alla situazione quotidiana, anche baraccona e grottesca, di una stanca
«subrettona» dalle bellezze appassite. Lo
spettacolo si gioca tutto nel
contrasto tra il riferimento biblico col suo sfondo palestinese e la
fastosità
barocca di un linguaggio che sposta la nota vicenda in un clima
guittesco da
teatro di varietà. La dimensione profondamente tragica e
apocalittica di questo
testo non impedisce insomma lo sbocciare di momenti di irresistibile
comicità
che Sandro Lombardi sa cogliere magistralmente.