Il logo del Teatro Sociale di Alba La sala "Marianna Torta Morolin" del Teatro di Alba Teatro Sociale "Giorgio Busca" di Alba

TEATRO SOCIALE "GIORGIO BUSCA"

Piazza Vittorio Veneto 3, Alba (Cn)
Tel. 0173/35189
Fax 0173/363326
teatro.sociale@comune.alba.cn.it

Orari di apertura del botteghino:
Dal martedì al sabato dalle ore 17.30 alle ore 19.30
Tutte le sere di spettacolo a partire dalle ore 20

 
COME RAGGIUNGERE IL TEATRO SOCIALE "GIORGIO BUSCA"

DA TORINO

Torino-Savona (A6), uscita Marene-Cherasco. Proseguire per Ceresole d'Alba, Sommariva Perno, Alba. Oppure Statale 29 in direzione di Santena , Poirino, Montà, Canale, Alba.

DA MILANO
Autostrada A 26 e nei pressi di Tortona innesto sulla A 21 Torino-Piacenza, uscita Asti-est.

DA GENOVA
Autostrada A 26 e nei pressi di Alessandria innesto sulla A 21.

DA ASTI
Autostrada uscita Asti-est. Imboccare la Statale 231, seguire per Alba.

DA CUNEO
Percorrere la statale 231, seguire per Fossano. A Roreto di Cherasco svoltare a destra per Pollenzo-Alba.
 
 
ARRIVATI AD ALBA
Seguire le indicazioni per il Centro Storico, Piazza Risorgimento (Piazza del Duomo), proseguire sulla destra della cattedrale, svoltare alla prima deviazione a destra seguendo l'indicazione Teatro Sociale "G. Busca".

Davanti al Teatro c'è possibilità di parcheggio.

http://www.viamichelin.com/viamichelin/ita/dyn/controller/mapPerformPage?strAddress=piazza%2Bvittorio%2Bveneto&strCP=120510&strLocation=alba&strCountry=612&image2.x=0&image2.y=0
 
SCHEDA TECNICA DEL TEATRO SOCIALE "GIORGIO BUSCA"
 

NOME LOCALE: Teatro Sociale "G. Busca" di Alba
INDIRIZZI: P.zza Vittorio Veneto - 12051 ALBA (CN) - ITALIA
TELEFONO: 0173/35189 - FAX: 0173/363326
UFFICI: Piazza Vittorio Veneto 3 - 12051 ALBA (CN) - ITALIA
PROPRIETA’: Comune di Alba - P.zza Risorgimento 1 - 12051 ALBA (CN) - ITALIA
ASSESSORE ALLA CULTURA: Ivana Brignolo Miroglio

 
 

MISURE PALCOSCENICO
LARGHEZZA PALCO m 17.00
PROFONDITA’ PALCO m 13.10
ALTEZZA PALCO DA PLATEA m 1.10
BOCCASCENA largh. m 9.30 h. m 5.30
PROFONDITA’ PROSCENIO m 3.80
GRATICCIO (altezza e condizioni) m 15 su totale superficie palco
CABINA REGIA SI a fondo galleria
ARREDI PALCO quinte e fondali neri
CAMERINI 6 singoli + 2 cameroni (tutti con bagno)
INGRESSO MATERIALI comodo per furgoni; per tir distanza 50 m
DISPONIBILITA’ PERSONALE TECNICO SI (da concordare)
PASSAGGIO PALCO-SALA SI
PARCHEGGIO AUTOMEZZI PESANTI SI (a circa 50 m)
ATTACCO ELETTR. volt, watt. 380 V, 200 KW
TIPO DI ATTACCO CEE 250A 5P
POSIZIONE ATTACCO ELETTRICO in cabina elettrica sottopalco
RIMANDI ELETTRICI 160
TIPO DI PRESA DEI RIMANDI CEE 3P 16 e 32A
DISPONIBILITA’ DI MATERIALI LUCI SI (da concordare)
DISPONIBILITA’ DI MATERIALI AUDIO SI (da concordare)
STRUTTURA DELLA SALA NUOVA a ventaglio, platea e galleria
STRUTTURA DELLA SALA STORICA classico teatro all’italiana(platea, 3 ordini di palchi, loggione)
N. POSTI SALA NUOVA. 624, così suddivisi 472 (platea) 152 (galleria)
N. POSTI SALA STORICA. 298, così suddivisi 92 (platea) 168 (suddivisi in 44 palchi) 30 (loggione)
VISUALE DEL PALCO buona
SICUREZZA DEL LOCALE ottima
SICUREZZA DEGLI IMPIANTI ottima
OSCURAMENTO DEL LOCALE 100%

NOTE: 4 americane elettrificate sul palco, 1 passerella fuori sipario, 1 passerella a m 6 dal sipario; pavimento del palco in legno; vetro della regia in fondo alla galleria apribile; in teatro è disponibile una scala per il puntamento luci; le attrezzature di regia dello spettacolo vanno disposte nella sala regia o sul palco: per ragioni di sicurezza è vietato mettere il tavolo di regia in sala; nei camerini e nei cameroni è vietato fumare.

 
LA STORIA DEL TEATRO SOCIALE "GIORGIO BUSCA"
Teatro e borghesia tra sette e ottocento
La storia del teatro ad Alba segue le normali vicende economiche, sociali e storiche che vedono in Italia -prima nei grandi poi, a macchia d'olio, nei piccoli centri- l'emergere della borghesia quale soggetto di primo piano.
Ad un suo affermarsi sul piano economico corrisponde necessariamente il delinearsi di precise esigenze culturali che erano prima dominio esclusivo delle classi aristocratiche. L'etica diffusa del lavoro genera così, per converso, l'occasione/problema del tempo libero e, conseguentemente, in
un'ottica puramente borghese, il tempo libero come affaire, ossia l'industria della cultura. Sintesi frettolosa, questa, necessariamente semplificata ma che serve a ben inquadrare le vicende della formazione di un tessuto teatrale pubblico ad Alba e nell'Albese. Se infatti nel 1720,
anno della costituzione dell'Accademia Filarmonica con lo scopo di organizzare concerti per diffondere la cultura musicale, e ancora successivamente quando l'Accademia si dotò di un teatro - il "Teatro della città di Alba"- per poi venderlo al conte Giacomo Bonaventura Verri (1782) e quindi, alla morte di questo, al conte Ascanio Verri di Culberghe, Bergolo e della Bosia, il teatro è ancora, com'è facile intuire, affare di nobili (sia pur dotati di spirito imprenditoriale), con l'inizio del nuovo secolo, dopo la rivoluzione francese e l'arrivo di Napoleone, anche nella piccola Alba le cose cambiano. Nel 1801 i conti Verri della Bosia cedettero il teatro al sig. Giuseppe Conti e questo, il 23 dicembre 1802, lo vendette a Ferdinando Perucca, banchiere di sali e tabacchi che diede il nome definitivo al locale situato all'angolo tra le attuali vie Manzoni e SenatoreComo.

La costruzione del Sociale
Le limitate dimensioni del teatro Perucca (26 palchi appena), parallelamente ad una notevole ripresa economica a metà dell'800, spinsero in seguito a costituire una società privata (della quale era piccolo azionista anche il Comune) per la costruzione di un nuovo teatro più confacente alle esigenze culturali di una cittadina che aveva raggiunto ormai gli oltre 8.000 abitanti (4 dicembre 1852). Viene individuato il sito (nei pressi del San Domenico) e si affida il progetto all'architetto Giorgio Busca, oltre che affermato professionista, consigliere e assessore comunale, nonché presidente della Commissione comunale di Edilizia ed Ornato e, in seguito, sindaco. Nel giugno del 1853 il progetto viene approvato e in tempi brevi, nel novembre del 1855, ha luogo l'inaugurazione ufficiale (il 3 novembre, per la precisione, con la messinscena de I Masnadieri di Giuseppe Verdi). Il nuovo teatro, realizzato in stile neoclassico, costituì - come scrive Micaela Viglino Davico - la definitiva affermazione dell'architetto Busca ad Alba e in tutto il Cuneese. Nella descrizione acclusa ai disegni, imprecisa in molte sue parti, del Teatro Sociale si legge: E' del sistema Italiano con tre ordini di palchetti e loggione. La sala teatrale è a ferro di cavallo a curva circolare di diametro m. 9,60 con boccascena larga m 8,50. La scena, compreso il proscenio, misura la profondità di m. 9,50: il retroscena è largo m. 6,50 e profondo 2,50. Sono annesse al retroscena le dipendenze della scena ed i locali per gli artisti, con accessi proprii, scale di servizio-cortile-tettoie-magazzini ecc.; alla sala teatrale sono annessi gli accessi per il pubblico-il vestibolo d'ingresso sale di ridotto-caffé e locali di servizio generale. I palchetti nel numero complessivo di 50 sono comodamente capaci di sei persone ciascuno. La sala teatrale può contenere circa 400 spettatori, 300 ne può contenere il loggione e così il teatro è capace di 1000 spettatori. La decorazione della sala teatrale e boccascena è di stile corinzio, quella dell'atrio d'ingresso di stile toscano. L'edifizio importò la spesa di L. 120.000.
L'attività del teatro procedette a pieno ritmo con prosa, concerti, opere liriche, convegni e manifestazioni varie per tutto l'800 ed anche durante il periodo della Grande Guerra ma il tramonto delle antiche famiglie albesi finì per riflettersi anche sulla vita del teatro venendo a mancare, a poco a poco, quella manutenzione che, sola, ne poteva assicurare la completa funzionalità (il teatro - lo ricordiamo - restava privato e il Comune continuava ad averne soltanto una piccola quota: 4 palchi su un totale di 50). Una delle ultime manifestazioni che si ricordano fu, nel 1922, la collocazione solenne nell'atrio del Teatro, ad opera della comunità albese di Torino, di un bassorilievo dedicato a Marianna Torta Morolin, illustre attrice ottocentesca - famosa interprete goldoniana - che ad Alba nacque e che proprio sulle tavole del Sociale mosse i suoi primi passi nelle fila della locale filodrammatica.

La chiusura del Teatro nel 1933 ed il suo passaggio a proprietà comunale
Il teatro rimase attivo fino al 1932 e venne chiuso definitivamente nel 1933 dopo essere stato dichiarato "pericoloso", non presentando più le garanzie di sicurezza e stabilità prescritte per i locali di pubblico spettacolo. Non potendo provvedere al restauro per il quale servivano troppi soldi (L. 400.000 nel 1935), l'assemblea dei soci, nella seduta del 9 novembre 1936, approvò all'unanimità la vendita del teatro al Comune di Alba. I tempi per tutte le pratiche furono molto lunghi e solo il 9 dicembre 1958 tutto il complesso teatrale entrò a far parte del patrimonio comunale. Da allora la storia del teatro si intreccia con quella dei consigli comunali e dei vari tentativi fatti per restituire ad Alba il suo teatro: dalla ricerca di un soggetto privato idoneo (individuato nel 1962 nel prof. Claudio Mazzariol) cui dare in appalto il Teatro Sociale all'istituzione (a seguito di un movimentato Consiglio Comunale del 14 novembre 1966 durante il quale l'idea prevalente fu quella di abbattere l'edificio antico per costruirne un altro molto più capiente) di una Commissione che valutasse l'intera questione. Al Consiglio Comunale del 14 marzo 1968, in sede di discussione del bilancio di previsione, l'abbattimento del Sociale sembrava ormai cosa fatta ma la sollevazione della Famija Albèisa fece intervenire la Soprintendenza che bloccò il tutto. La questione rimase sospesa fino al 1975 quando l'amministrazione comunale presieduta dal sindaco Gian Giacomo Toppino diede incarico all'architetto Andrea Bruno di Torino di redigere un progetto di recupero del fabbricato con un'ipotesi strutturale. Il progetto di massima fu esaminato dal Consiglio Comunale nella seduta del 31 agosto 1976: con la spesa di 800 milioni si prevedevano 4 lotti di lavori per portare la sala a circa 500 posti, la totale ricostruzione della torre scenica e del palco, la realizzazione di 2 nuove sale per conferenze, congressi, concerti o esposizioni. Il progetto, dopo un lungo dibattito tra chi ancora caldeggiava l'abbattimento e coloro che, invece, sostenevano il recupero, fu infine approvato con 18 voti favorevoli, 5 astenuti e 4 contrari, ma l'inflazione e la lievitazione dei prezzi impedirono la realizzazione del progetto.

Il Consiglio comunale affida l'incarico di ristrutturare il Teatro
Nel 1984 il Consiglio Comunale presieduto dal sindaco Tomaso Zanoletti riprese in mano la "questione Teatro Sociale" e l'incarico di progettare una soluzione per l'antico edificio fu affidato l'11 giugno 1984  agli architetti Ugo Dellapiana, Pier Massimo Stanchi, Guido Caminiti (Dirigente della Ripartizione Urbanistica del Comune) e all'ing. Giuseppe Gobino. E' la volta buona, da questo momento la cronologia può essere indicata in modo serrato:
  • 5 marzo 1985: viene approvato all'unanimità il progetto di massima presentato dallo staff (recupero integrale dell'attuale teatro nella forma originaria; costruzione, nella parte posteriore, di una nuova sala per circa 600 posti; rifacimento totale di un nuovo palco, con relativa torre di scena utilizzabile da entrambe le sale e collegamento della nuova costruzione con i giardini del San Domenico mediante una gradinata per poter realizzare spettacoli all'aperto);
  • 1986: iniziano i lavori di restauro con la realizzazione del 1° lotto, per l'importo di 2 miliardi;
  • estate 1988: si concludono i lavori del primo lotto e il Consiglio approva il progetto del secondo lotto (spesa prevista 2 miliardi circa);
  • 1990: si concludono i lavori del secondo lotto (che pure erano stati bloccati circa un anno dal rinvenimento di strutture romane) ma il Comune, pur avendo già approvato i progetti di completamento, non riesce a reperire i fondi necessari al finanziamento;
  • 12 aprile 1992: il sindaco Enzo Demaria firma a Roma una Convenzione con i Ministeri dei Beni Culturali e del Lavoro (fondamentale era stato in proposito l'intervento del ministro Carlo Donat-Cattin) che si impegnava a finanziare il completamento del restauro del teatro con 6.530 milioni di lire in base ad una legge (approvata nel 1988) che stabiliva il finanziamento statale per la realizzazione di opere pubbliche destinate a creare nuovi posti di lavoro;
  • dicembre 1992: il Consiglio Comunale approva il terzo lotto di lavori ma questi, per via di ulteriori difficoltà burocratiche e ritardi nell'erogazione dei fondi, riprendono solo nella primavera del 1994.
  • 31 maggio 1997: i lavori di restauro del Teatro Sociale sono completati.
  • 1° ottobre 1997: il Teatro viene inaugurato con un concerto dell’Orchestra del Teatro Regio di Torino

Il Nuovo Teatro
Da subito, pur apprezzando le intrinseche qualità architettoniche dell'edificio, l'idea di un recupero tout court del teatro non apparve praticabile perché si sarebbero ottenuti, nella sala, soltanto 300 posti con buone caratteristiche di visibilità e di sicurezza. Troppo pochi per una città di 30.000 abitanti e con un hinterland di circa 120.000. Senza contare che, viste le pessime condizioni sia statiche sia generali dell'edificio, si sarebbe dovuto comunque parlare più correttamente non già di restauro ma di "parziale rifacimento". Si è così trovata una soluzione originale - unica in Italia - che permette di risolvere allo stesso tempo sia il problema della capienza del complesso teatrale, sia quello del mantenimento della sala originale. Lo stesso palcoscenico, infatti, serve e si presta a due sale, quella antica, ottocentesca, recuperata integralmente e nelle sue forme originali, e quella nuova, costruita nella parte posteriore, opposta al medesimo palcoscenico e capace di circa 630 posti. L'introduzione di due sipari taglia-fuoco, posti ad isolare le sale dalla torre scenica (rifatta integralmente per renderla adatta alle attuali tecniche sceniche), permette di utilizzare ora una ora l'altra delle due sale, a seconda delle esigenze, oppure, in casi eccezionali, entrambe contemporaneamente, con il palcoscenico in posizione centrale. La costruzione della nuova sala ha comportato la necessaria risistemazione di tutto lo spazio tra l'abside di San Domenico e l'asilo determinando, attraverso un sistema di scalinate di sicurezza che potranno assolvere anche alla funzione di posti a sedere per il pubblico, la creazione di un nuovo e ulteriore spazio scenico, quasi un anfiteatro con a suggestivo sfondo l'abside del San Domenico, per rappresentazioni teatrali all'aperto.

Il progetto
Riassumendo, i punti salienti del nuovo Teatro Sociale "G: Busca" di Alba sono:
a) il mantenimento urbanistico della struttura teatrale che rimane pienamente funzionante nel centro storico e nella medesima posizione individuata dal Busca più di 100 anni fa;
b) il recupero integrale della sala originale ottocentesca con minime variazioni consistenti in una maggiore pendenza della platea per consentire la formazione delle uscite di sicurezza laterali. Il soffitto decorato, che mostrava in più punti aperture e cedimenti, è stato completamente ricostruito e rinforzato. Sono state conservate e restaurate le decorazioni sopravvissute, mentre là dove queste non si erano conservate si è voluto lasciare la traccia evidente della situazione del teatro quando è stata messa mano ai lavori: sono state così disegnate le travi della struttura e il cielo che tra queste faceva capolino e, in un angolo, anche un piccolo gufo con le ali aperte;
c) il mantenimento degli accessi attuali: sia alla sala antica che a quella nuova si accede infatti dai medesimi ingressi già esistenti (su piazza Vittorio Veneto). In particolare, il percorso per arrivare alla sala nuova, è stato ricavato attraverso il passaggio che già esisteva tra il teatro antico e il Liceo classico, passaggio che è stato quindi inglobato alla struttura del nuovo teatro attraverso una copertura vetrata ottenendo anche, in questo modo, uno spazio adatto per l'intrattenimento del pubblico prima e nelle pause di spettacolo;
d) la sala originale (250-300 posti) può essere utilizzata per spettacoli di dimensioni ridotte;
e) la sala nuova, di pianta prossima alla circonferenza, è abilitata per 624 posti, distribuiti tra platea e galleria ed è dotata di una cabina regia-suono-luce (collocata immediatamente sotto la copertura del teatro); verso la sala nuova è stata anche ricavata la struttura del "golfo mistico" o fossa dell'orchestra. L’arredo della sala nuova prevede un digradare armonico di colori dal verde acqua delle poltrone delle prime file (ripreso dal sipario) fino al blu notte delle ultime, ultima traccia di quella "scatola nera" che fa del teatro il luogo mistico per eccellenza, con solo il palcoscenico illuminato e gli spettatori, immersi nel buio più assoluto, come rapiti da ciò che si muove e si agita sulla scena;
f) l'edificio della nuova sala, progettato con la minore altezza possibile, si raccorda, grazie alle scalinate che potranno essere usate per spettacoli all'aperto, con lo spazio urbano ridisegnato nell'area degli ex-giardini pubblici e viene ad interagire con gli edifici storici già esistenti: il San Domenico, il Liceo classico, l'Asilo;
g) un sistema di scale e gradinate consente di "percorrere" integralmente il complesso teatrale dall'esterno, raggiungendo alcuni punti rilevanti, quali la copertura della sala nuova e quella della torre di scena, per offrire nuovi punti di vista dall'alto della città storica e delle colline che racchiudono la conca albese.
Gli scavi romani
Nel corso dei lavori, nella parte della sala nuova sono venuti alla luce un ampio tratto di selciato di strada romana risalente al I-II secolo d. C. e un'ampia porzione di tessuto edilizio con tratti di pavimenti lastricati e parti di intonaci decorati ancora perfettamente conservati. Gran parte dei ritrovamenti sono stati asportati dalla Soprintendenza archeologica (ed ora le parti più significative saranno esposte nel rinnovato Museo Civico), mentre per quanto riguarda la strada romana essa è stata mantenuta in vista, protetta da una vetrata, accanto alla sala nuova.